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Sono un uomo e tutto ciò che è umano mi riguarda.

Publio Terenzio Afro





















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25 gennaio 2008

senatores probi viri, senatus mala bestia

 

Poco meno di un anno fa scrivemmo il post qui sotto. Non è che ci voleva una zingara per indovinare come sarebbero andate le cose, eppure ci abbiamo azzeccato. Quando questo governo s’insediò, alla notizia della nomina di Mastella a Guardasigilli, ma non solo di quella, tirai un sospiro di sollievo per non aver votato questa coalizione. Da domani, una maggioranza di centrosinistra senza Prodi e senza Mastella, potrei anche votarla. Il problema è che, in politica, non v’è peggior nemico che la propria autoreferenza, cosa di cui Prodi ieri ha pagato il giusto prezzo, arrivando a definire la sua immensa inadeguatezza politica : “coerenza, non testardaggine”. Ma fino a ieri il Romano bolognese forse non ancora sapeva che di coerenza si muore. Penso che ora sarà più preparato in merito. L’unica preoccupazione però è che, mentre si rimane inorriditi a vedere le istituzioni ridotte da un manipolo di corrotti in un bivacco impresentabile, tra spumanti e sputi, gli italiani già si stanno preparando all’ennesimo tiro alla fune tra destra e sinistra. Fune da cui si rischia di rimanere strangolati se non si percorre la strada più saggia che sarebbe, ovviamente, quella di un governo di salute pubblica, di coalizione ampia per una nuova stagione di solidarietà nazionale che consenta al Pd e Pdl di partorire una legge elettorale degna di un Paese bipolare e democratico permettendo così agli italiani di riavvicinarsi, timidamente, molto timidamente, ad un nuovo e credibile rapporto di fiducia con la politica. Se non fosse che stasera Berlusconi era a Napoli tra le braccia di De Gregorio. Non mi sembra un buon inizio. Diciamo che…si muore lentamente.




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23 febbraio 2007

Mario's answer

Caro Mario,

è inutile girarci intorno. Chiunque abbia votato ad Aprile scorso questa pseudomaggioranza è responsabile di quello che è successo ieri.

1) La legge elettorale tanto vituperata è stata un balsamo per TUTTI i partiti e non mi sembra che questo Governo si sia minimamente posto il problema, tant'è che si è dovuto costituire un comitato referendario per abrogarla. (proprio in questi giorni il ministro Chiti aveva supplicato di rinviarlo di DUE anni!)

2) Ogni governo che affidi la sua sopravvivenza alle schizofrenie della più irresponsabile delle culture massimaliste è degno di fare queste figure di merda.

3) D'Alema ha dimostrato di esserne cosciente e si è posto il problema anche a costo di pagarne le conseguenze personalmente. Prodi, che è notoriamente un inetto politicamente, continua a far finta di niente continuando a prendere per il culo tutto e tutti addirittura con un risibile Prodi-bis che durerà sì e no una settimana.

4) Berlusconi praticamente non è esistito come oppositore. Ha solo aspettato che dopo la scampagnata di Vicenza il centrosinistra si suicidasse per mano di un paio di compagni (dopo le br, anche questi sono compagni che sbagliano?)

5) Andreotti e Pininfarina sono due senatori a vita, quindi politicamente non contano un cazzo. Oppure quando votano a favore sono simpatici e quando votano contro sono venduti?

6) Un Governo che cade sulla politica estera è una macchietta degna delle barzellette che faranno scompisciare tutti i leader dei paesi occidentali, i quali quando sentiranno un politico italiano parlare lo prenderanno a pernacchie.

7) I due senatori comunisti non sono peggio di Bertinotti, Giordano e Diliberto. Il primo ha detto che se non fosse stato per la carica istituzionale sarebbe andato anche lui a sventolare la bandierona della pace in quel di Vicenza. Gli altri due invece ci sono andati, eccome! Insomma da un punto di vista della coerenza sono sicuramente più accettabili Turigliatto e Rossi che i loro degnissimi segretari di partito.

8) Il Prc e Rc manifesteranno a Roma per testimoniare il sostegno al Prodi-bis: della serie "ci fottiamo dalla paura di tornare, per sempre, a casa". Quando si dice la strizza!

9) il Prodi-bis (se ahimé ci sarà) ci riserverà tante altre sorprese divertenti. Solo che nel frattempo l'Italia va a puttane.

10) Su Berlusconi non mi perdo in chiacchiere: deve solo lasciar fare ai coglioni.  

 

Ecco i dieci punti con cui sarei andato da Napolitano a chiedere l'incarico di premier.

 

Saluti




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21 febbraio 2007

Nobel oblige

Franca Rame ripassa su un foglio la sua dichiarazione di voto (Ap)






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21 febbraio 2007

People from Ibiza



Ansa - Roma. "Avvisata dell'incalzare della crisi del Governo Prodi ad Ibiza nella villa spagnola di Briatore, dove era ospite in occasione del vertice bilaterale italo-spagnolo, la ministra Giovanna Melandri (nella foto poche ore prima del voto al Senato) ha seccamente smentito di aver pianto all'arrivo della notizia. La giovane ministra dei giovani ha dichiarato inoltre che appena le avranno smacchiato il caffettano (quello rosso indossato in onore del vertice con Zapatero) con grande rammarico finirà anzitempo il suo turismo consapevole e prenderà il primo aereo per Roma per partecipare al vertice che si sta svolgendo a Palazzo Chigi."

Sempre che qualcuno stavolta sia disposto ad aprirle e farle posto.





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18 febbraio 2007

Vicenza



L'importante non è avere ragione. L'importante è saper avere ragione.




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3 dicembre 2006

Notorious

Da un po’ di tempo, non molto in verità, però ultimamente è più divertente, mi diletto con un esercizio di lettura singolare. Leggendo i giornali provo ad immaginare l’esatto contrario che gli articoli di cronaca o di approfondimento tentano di ingollarci. Nel caso spionistico-thriller dell’affaire Litvinenko, strettamente collegato a quanto pare all'attività della commissione Mitrokin, la cosa si sta rivelando particolarmente interessante anche se con contorni inquietanti. Dai quotidiani italiani in particolare si evince una sistematica riduzione “ad minimum” del caso, quasi come se fosse normale e dunque da accettare come un incidente qualsiasi che un’ex spia del KGB, esule a Londra, muoia in circostanze affatto misteriose visto che la causa del decesso è stata provocata da una dose “monumentale” di polonio 210. A significare che il tizio andava soppresso a qualunque costo, anche quello di contaminare una città di alcuni milioni di abitanti, una compagnia aerea, tutto il sushi che si trova al di là della Manica, non escluse le carpe del Tamigi. Come se non bastasse, sempre per i giornali nostrani, appare del tutto normale e dunque secondario che un cittadino italiano, ex consulente di una commissione parlamentare, rischi la vita per il fatto di aver tenuto contatti con una sua “fonte” in territorio straniero, a prescindere dalla legittimità o fondatezza delle notizie apprese o richieste. Ancora. Sempre per i nostri maestri opinion-maker è da ridere il fatto che il presidente di una commissione parlamentare, eletta dal Parlamento con una legge dello Stato e votata dal massimo organo democratico di un Paese occidentale come l’Italia, risulti minacciato, intercettato, intimorito, praticamente messo a tacere con la subdola e sottile arma della ridicolizzazione atta a rimuovere l’avvertimento paramafioso di fargli fare la fine di una piccola centrale nucleare.
Ora da più parti si obietta e si teme, in perfetto stile italiano dove gli intrighi prima finiscono in farsa e poi in tragedia, e non come solitamente avviene, cioè il contrario, che tutta la vicenda Litvinenko, tra oligarchi mafiosi, spie infedeli, servizi deviati al soldo di multinazionali del riciclaggio, governi illiberali nostalgici e violentemente egemonici, si riduca ad un complotto per creare qualche rogna al governo italiano e al suo presidente nella quasi ventennale, ridicola, inconcludente lotta tra centrosinistra prodiano e centrodestra berlusconiano. L’estrema provincia dell’impero, quale ormai in ogni occasione si rivela l’italietta del duemila, si conferma per quello che è: il pollaio melenso e putrescente nel quale, grazie all’inezia dei politici attuali, prolifera e si ingrassa il malaffare non solo nostrano ma addirittura internazionale. Un pollaio i cui galli finiscono con l’essere sempre gli stessi, sia quelli iscritti alle logge massoniche di trent’anni fa, sia quelli delle sedute spiritiche il cui medium aleggia indisturbato e governa anche gli eventi contemporanei. Un paese serio, tipo l’Inghilterra, prima ancora di porsi il problema tanto al chilo del “cui prodest?”, si è posto il problema della inviolabilità della sua sovranità nazionale, dell'incolumità dei suoi connazionali e del fatto che si sospetta che un cittadino britannico, quale Litvinenko era, sia stato eliminato sul territorio nazionale in modo piuttosto “strano”, con un’arma che può essere confezionata solo in laboratori militari e da mani esperte che del killer hanno solo il risultato raggiunto, ma che per quanto riguarda l’obiettivo principale necessariamente bisogna pensare a qualcosa di più. Tant’è che Downing Street si è affrettata a convocare l’ambasciatore russo per “spiegazioni”. Noi, gli italiani beoti, ci sollazziamo nel prendere per il culo Guzzanti (il quale per la verità si presta, ma ciò non vuol dire dubitare pregiudizialmente della sua buona fede), nel tifare per il polonio annusato da Scaramella, nello scandalizzarci per “culattovski”, mentre esiste un mondo che ci prende davvero per il culo, ci ricatta per l’energia, ci fa partecipare alle guerre e che fa di tutto per globalizzare la miseria e “localizzare” la ricchezza. Noi, italiani beoti, continuiamo a credere alla favola che i cattivi sono tutti fuori e i buoni stanno qua, una volta al governo l’altra all’opposizione, nel finto giro di valzer della democrazia dimezzata e oltraggiata che in Italia si vuol far passare come bipolarismo e alternanza democratica. Noi, italiani beoti, facciamo la corsa al mattino per comprare giornali che si trastullano tra i malori di Berlusconi e la malora di Prodi mettendo in undicesima il grido di dolore di Glucksmann in ricordo di Anna Politkovskaja. Ecco, se magari provassimo un po’ tutti a leggerli al contrario questi giornali, forse ci accorgeremmo più velocemente di chi prende per il culo chi. E forse rideremmo più di Mortadella e un po' meno di Scaramella. Oppure, più dignitosamente, non rideremmo affatto.




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25 novembre 2006

La mia casa Russia

 

"Vorrei ringraziare molte persone. I miei dottori, le infermiere e lo staff dell'ospedale che stanno facendo tutto quello che possono per me; la polizia britannica che stanno seguendo il mio caso con vigore e professionalità e stanno vegliando su di me e la mia famiglia. Vorrei ringraziare il governo britannico per essersi preso cura di me. Sono onorato di essere un cittadino britannico. Vorrei ringraziare il pubblico britannico per i loro messaggi di supporto e per l'interesse che hanno mostrato per la mia condizione. Ringrazio mia moglie, Marina, che è rimasta con me. Il mio amore per lei e i nostri figli non conosce confini.

Ma  mentre sono disteso qui posso sentire distintamente il battito delle ali dell'angelo della morte. Potrei sfuggirgli ma devo dire che le mie gambe non corrono così veloci come vorrei. Credo pertanto che sia il momento di dire una o due cose alle persone responsabili della mia condizione presente.

Potrà anche riuscire a mettermi a tacere, ma quel silenzio viene ad un prezzo. Ha dimostrato di essere barbaro e crudele come i suoi critici più ostili hanno dichiarato. Ha dimostrato di non avere nessun rispetto per la vita, la libertà o qualsiasi regola civile. Ha dimostrato di essere indegno della sua carica, di essere indegno del rispetto delle donne e gli uomini civili. Potrà avere successo nel mettere a tacere un uomo ma un urlo di protesta da tutto il mondo risuonerà nelle sue orecchie, signor Putin, per il resto della sua vita. Che Dio possa perdonarla per quello che ha fatto, non solo a me ma alla benamata Russia e la sua gente."




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23 novembre 2006

Senatus populusque

Grazie al voto dei senatori a vita passa il decreto fiscale.

Al prossimo voto, sempre al Senato, è previsto un ulteriore giro di "vite".




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16 novembre 2006

Carusielli

On. le Caruso, sarebbe il caso che la piantasse!




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7 novembre 2006

Comunicazione di servizio per il centrosinistra aversano (o di quel che ne resta)

Ci risiamo. E non dite che non l’avevamo previsto. Dopo sette mesi appena, ci troviamo di fronte ad un nuovo caso Caserta, dove le primarie, se non vince il boss di turno, non valgono una mazza. Ora, due sono le cose: o chi le chiede a gran voce, trasportato dal fatto di essere convinto di vincerle senza sorprese, si crede il padreterno senza esserlo, oppure di politica ne capisce quanto Elisabetta Gardini. Volendo escludere la seconda, che mi pare paradossale (di Gardini ce n'è una sola), la prima è semplicemente demenziale. Eppure, a ben guardare, senza neanche scomporsi più di tanto, non ci voleva la zingara per prevedere una debacle dei partiti ufficiali (nel nostro caso DS e Margherita). I quali, nonostante le apparenze e i maldestri tentativi di egemonia, in certe situazioni rappresentano ormai solo i loro apparati e i loro dirigenti. In qualche caso isolato forse i loro iscritti. Stanchi, stantii, ma sempre imperterriti e inamovibili dirigenti. E soprattutto talmente miopi e distanti anni luce dagli umori e dalle istanze di una città che non ha più stimoli né identità di cui vantarsi, da non accorgersi per tempo che certi giochetti e certe trappole sono buoni solo per i gonzi o per gli sciocchi. O, peggio ancora, per chi fa finta di non capire per pura e ottusa convenienza. Giocare con il voto popolare, scimmiottare il lavacro democratico auspicando una purificazione plebiscitaria, che però a conti fatti si rivela solo un'inutile abluzione, è sommamente pericoloso e la scorciatoia delle finte primarie per nascondere le lotte intestine di un centrosinistra tanto avido quanto pavido, come d'altronde nel resto del Paese, genererà mostri sempre più incontrollabili. E non bisognerà meravigliarsi più di tanto se anche qui le primarie si riveleranno come un boomerang per tutto il centrosinistra. A differenza di Caserta però, il tutto a netto vantaggio di un centrodestra inetto che, con il solo onere di stare a guardare, riavrà in mano le sorti della città per altri cinque anni. Il voto democratico è cosa troppo importante e solenne per far sì che si pieghi alle convenienze personali di chicchessia, e, puntualmente, i conti che qualcuno fa senza tener presente il popolo-oste, non tornano. Come non sono tornati a qualcuno anche qui ad Aversa. Solo che poi la gente si scoccia. E le elezioni, quelle vere, si perdono.

Dopo Caserta, addio al centrosinistra anche ad Aversa. O a quel che ne rimaneva.




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