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Comunicazione di servizio per il centrosinistra aversano (o di quel che ne resta)

Ci risiamo. E non dite che non l’avevamo previsto. Dopo sette mesi appena, ci troviamo di fronte ad un nuovo caso Caserta, dove le primarie, se non vince il boss di turno, non valgono una mazza. Ora, due sono le cose: o chi le chiede a gran voce, trasportato dal fatto di essere convinto di vincerle senza sorprese, si crede il padreterno senza esserlo, oppure di politica ne capisce quanto Elisabetta Gardini. Volendo escludere la seconda, che mi pare paradossale (di Gardini ce n'è una sola), la prima è semplicemente demenziale. Eppure, a ben guardare, senza neanche scomporsi più di tanto, non ci voleva la zingara per prevedere una debacle dei partiti ufficiali (nel nostro caso DS e Margherita). I quali, nonostante le apparenze e i maldestri tentativi di egemonia, in certe situazioni rappresentano ormai solo i loro apparati e i loro dirigenti. In qualche caso isolato forse i loro iscritti. Stanchi, stantii, ma sempre imperterriti e inamovibili dirigenti. E soprattutto talmente miopi e distanti anni luce dagli umori e dalle istanze di una città che non ha più stimoli né identità di cui vantarsi, da non accorgersi per tempo che certi giochetti e certe trappole sono buoni solo per i gonzi o per gli sciocchi. O, peggio ancora, per chi fa finta di non capire per pura e ottusa convenienza. Giocare con il voto popolare, scimmiottare il lavacro democratico auspicando una purificazione plebiscitaria, che però a conti fatti si rivela solo un'inutile abluzione, è sommamente pericoloso e la scorciatoia delle finte primarie per nascondere le lotte intestine di un centrosinistra tanto avido quanto pavido, come d'altronde nel resto del Paese, genererà mostri sempre più incontrollabili. E non bisognerà meravigliarsi più di tanto se anche qui le primarie si riveleranno come un boomerang per tutto il centrosinistra. A differenza di Caserta però, il tutto a netto vantaggio di un centrodestra inetto che, con il solo onere di stare a guardare, riavrà in mano le sorti della città per altri cinque anni. Il voto democratico è cosa troppo importante e solenne per far sì che si pieghi alle convenienze personali di chicchessia, e, puntualmente, i conti che qualcuno fa senza tener presente il popolo-oste, non tornano. Come non sono tornati a qualcuno anche qui ad Aversa. Solo che poi la gente si scoccia. E le elezioni, quelle vere, si perdono.

Dopo Caserta, addio al centrosinistra anche ad Aversa. O a quel che ne rimaneva.

Pubblicato il 7/11/2006 alle 17.9 nella rubrica Diario.

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