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Notorious

Da un po’ di tempo, non molto in verità, però ultimamente è più divertente, mi diletto con un esercizio di lettura singolare. Leggendo i giornali provo ad immaginare l’esatto contrario che gli articoli di cronaca o di approfondimento tentano di ingollarci. Nel caso spionistico-thriller dell’affaire Litvinenko, strettamente collegato a quanto pare all'attività della commissione Mitrokin, la cosa si sta rivelando particolarmente interessante anche se con contorni inquietanti. Dai quotidiani italiani in particolare si evince una sistematica riduzione “ad minimum” del caso, quasi come se fosse normale e dunque da accettare come un incidente qualsiasi che un’ex spia del KGB, esule a Londra, muoia in circostanze affatto misteriose visto che la causa del decesso è stata provocata da una dose “monumentale” di polonio 210. A significare che il tizio andava soppresso a qualunque costo, anche quello di contaminare una città di alcuni milioni di abitanti, una compagnia aerea, tutto il sushi che si trova al di là della Manica, non escluse le carpe del Tamigi. Come se non bastasse, sempre per i giornali nostrani, appare del tutto normale e dunque secondario che un cittadino italiano, ex consulente di una commissione parlamentare, rischi la vita per il fatto di aver tenuto contatti con una sua “fonte” in territorio straniero, a prescindere dalla legittimità o fondatezza delle notizie apprese o richieste. Ancora. Sempre per i nostri maestri opinion-maker è da ridere il fatto che il presidente di una commissione parlamentare, eletta dal Parlamento con una legge dello Stato e votata dal massimo organo democratico di un Paese occidentale come l’Italia, risulti minacciato, intercettato, intimorito, praticamente messo a tacere con la subdola e sottile arma della ridicolizzazione atta a rimuovere l’avvertimento paramafioso di fargli fare la fine di una piccola centrale nucleare.
Ora da più parti si obietta e si teme, in perfetto stile italiano dove gli intrighi prima finiscono in farsa e poi in tragedia, e non come solitamente avviene, cioè il contrario, che tutta la vicenda Litvinenko, tra oligarchi mafiosi, spie infedeli, servizi deviati al soldo di multinazionali del riciclaggio, governi illiberali nostalgici e violentemente egemonici, si riduca ad un complotto per creare qualche rogna al governo italiano e al suo presidente nella quasi ventennale, ridicola, inconcludente lotta tra centrosinistra prodiano e centrodestra berlusconiano. L’estrema provincia dell’impero, quale ormai in ogni occasione si rivela l’italietta del duemila, si conferma per quello che è: il pollaio melenso e putrescente nel quale, grazie all’inezia dei politici attuali, prolifera e si ingrassa il malaffare non solo nostrano ma addirittura internazionale. Un pollaio i cui galli finiscono con l’essere sempre gli stessi, sia quelli iscritti alle logge massoniche di trent’anni fa, sia quelli delle sedute spiritiche il cui medium aleggia indisturbato e governa anche gli eventi contemporanei. Un paese serio, tipo l’Inghilterra, prima ancora di porsi il problema tanto al chilo del “cui prodest?”, si è posto il problema della inviolabilità della sua sovranità nazionale, dell'incolumità dei suoi connazionali e del fatto che si sospetta che un cittadino britannico, quale Litvinenko era, sia stato eliminato sul territorio nazionale in modo piuttosto “strano”, con un’arma che può essere confezionata solo in laboratori militari e da mani esperte che del killer hanno solo il risultato raggiunto, ma che per quanto riguarda l’obiettivo principale necessariamente bisogna pensare a qualcosa di più. Tant’è che Downing Street si è affrettata a convocare l’ambasciatore russo per “spiegazioni”. Noi, gli italiani beoti, ci sollazziamo nel prendere per il culo Guzzanti (il quale per la verità si presta, ma ciò non vuol dire dubitare pregiudizialmente della sua buona fede), nel tifare per il polonio annusato da Scaramella, nello scandalizzarci per “culattovski”, mentre esiste un mondo che ci prende davvero per il culo, ci ricatta per l’energia, ci fa partecipare alle guerre e che fa di tutto per globalizzare la miseria e “localizzare” la ricchezza. Noi, italiani beoti, continuiamo a credere alla favola che i cattivi sono tutti fuori e i buoni stanno qua, una volta al governo l’altra all’opposizione, nel finto giro di valzer della democrazia dimezzata e oltraggiata che in Italia si vuol far passare come bipolarismo e alternanza democratica. Noi, italiani beoti, facciamo la corsa al mattino per comprare giornali che si trastullano tra i malori di Berlusconi e la malora di Prodi mettendo in undicesima il grido di dolore di Glucksmann in ricordo di Anna Politkovskaja. Ecco, se magari provassimo un po’ tutti a leggerli al contrario questi giornali, forse ci accorgeremmo più velocemente di chi prende per il culo chi. E forse rideremmo più di Mortadella e un po' meno di Scaramella. Oppure, più dignitosamente, non rideremmo affatto.

Pubblicato il 3/12/2006 alle 21.51 nella rubrica Diario.

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